PARMA / Tribunale / Durante l’udienza su un grave incidente avvenuto a Viarolo nel 2012 / DUE PRESIDENTI PER UNA ONLUS / E la “guerra” arriva a Parma / Entrambi dicono di rappresentare le vittime, il giudice esclude l’associazione / di Michele Ceparano / GAZZETTA DI PARMA del 4 marzo 2017

PARMA – Tribunale – Durante l’udienza su un grave incidente avvenuto a Viarolo nel 2012
DUE PRESIDENTI PER UNA ONLUS
E la “guerra” arriva a Parma
Entrambi dicono di rappresentare le vittime, il giudice esclude l’associazione
di Michele Ceparano
GAZZETTA DI PARMA del 4 marzo 2017

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IN RICORDO DI TUTTE LE VITTIME DI INCIDENTI STRADALI DOMENICA 5 MARZO 2017 MANIFESTIAMO TUTTI INSIEME AL QUARTIERE CAVONI – FROSINONE ORE 18 – FIACCOLATA SULLA “MONTI LEPINI” CON PARTENZA DA VIALE MADRID ORE 19 – MESSA DI COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI, PRESSO LA CHIESA DI SAN PAOLO

IN RICORDO DI TUTTE LE VITTIME DI INCIDENTI STRADALI

DOMENICA
5 MARZO 2017

MANIFESTIAMO TUTTI INSIEME
AL QUARTIERE CAVONI – FROSINONE

ORE 18 – FIACCOLATA SULLA “MONTI LEPINI” CON PARTENZA DA VIALE MADRID

ORE 19 – MESSA DI COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI, PRESSO LA CHIESA DI SAN PAOLO

Alberto Pontoni, Alessandra Gabrieli, Alessandro Loffredi, Alessandro Testa, Andrea Celani, Andrea Fiorini, Angelo Bondatti, Angelo Magnante, Anna Maria Campoli, Antonello Palmerini, Antonio Cestra, Antonio Colafrancesco, Antonio Gallon, Belindo Rotondi, Bruno Andreli, Bruno Perfili, Carlo Alonzi, Clara Tennenini, Cristofer Ziruddu, Daniel Ceci, Daniela Siddi, Daniele Chiappini, Daniele Concutelli,Daniele Marcoccia, Daniele Sanità, Davide Quatrini, Davide Silenzi, Diego Visca, Elena Cuzuioc, Emanuele Pantano, Emiliano Bracaglia,Enrico Capozi, Enrico Mammetti, Enrico Perciballi, Ernesto Rotondo, Eros Cervini, Eugenio Cinelli, Ezio Noce, Fabiano Zomparelli, Fabio Pità, Federica Galuppi, Federica Mizzoni, Federica Pantano, Federico Maura, Federico Rizzi, Fernando Santoro, Francesco Ardovini, Francesco Chiappini(Checco), Francesco Mattacola, Gianfranco Cipolla, Gianluca Rossi, Gianni Cecchini, Gianni Magnante, Gioacchino Zirizzotti, Giordano Di Mario, Giovanni Battista Fiorini, Giovanni Battista Soster, Giulio Campagna, Giuseppe Ferrante, Giuseppe Mastrantoni, Ivan Pignoli, Ivan Rossi, Laura Tamburrini, Leonardo Marrocco, Lino Venditti, Luca Iori, Luca Lisi, Luca Malancona, Luca Zompanti, Luigi Ciaramella, Luigi Zangrilli, Marco Loffredi, Marco Testani, Maria Pia Cantatore, Mario Ciavardini, Mario Savo, Massimiliano Pagliaroli, Massimo Fiorini, Massimo Montoni, Massimo Savo, Mauro Paniccia,Michael D’Annibale, Mirko Caramatti, Nazzareno Coluzzi, Pierluigi Viglianti, Piero Girolami, Pietro Alonzi, Renato Campoli, Renato Fabrizi, Roberta Milano, Roberta Roma, Roberto Cocco, Roberto Crecco, Roberto Lauri, Roberto Mastrosanti, Romina Visca, Sandro Marcoccia, Santino Sabellico, Sara Salvatori, Silvio Bottoni, Simone Figlioli, Simone Simonelli, Stefano Calicchia, Stefano Ferrante, Stefano Pironi, Stefano Scaccia, Stefano Terenzi, Tiziano Raponi, Tommaso D’Aquanno, Tommaso Del Piano, Tony Ceccarelli, Umberto Sanità, Valentina Mattacola, Valeria Colasanti, Vincenzino Veronesi, Vincenzo Ruspantini.
ASSOCIAZIONE ITALIANA FAMILIARI E VITTIME DELLA STRADA (A.I.F.V.S.) – ONLUS
Sede provinciale: via Tiburtina n.80, 03100 FROSINONE
(Franco Cocco 337-922004 / Claudio Martino 338-3465874 – tel.fax 0775-871525)
http://www.vittimestrada.eu / http://www.robertococco.it

Anche quest’anno, a distanza di 13 anni dalla morte, per incidente stradale, del giovane Roberto Cocco, chiediamo ad ognuno di partecipare alla manifestazione, per ricordare tutte le vittime della strada e protestare per la scarsa sensibilità con la quale, ad ogni livello politico ed amministrativo, viene affrontato (o NON affrontato) il problema della sicurezza stradale.

Il luogo della manifestazione non è casuale: la “MONTI LEPINI”, oltre ad essere la strada su cui hanno perso la vita tanti cittadini, è un esempio eclatante dell’estrema superficialità con la quale le varie Amministrazioni comunali di FROSINONE, succedutesi negli anni, hanno iniziato (e non finito) opere pubbliche anche essenziali per la vita stessa dei cittadini.

Siamo ben felici di riconoscere all’attuale Amministrazione comunale il merito di aver inaugurato, l’estate scorsa, l’illuminazione della “Monti Lepini”.
Tuttavia, al di là delle pastoie burocratiche e giudiziarie che rallentano il procedere dei lavori, non riusciamo francamente a spiegarci perché, nonostante appaia a tutti assolutamente indispensabile, il Sindaco non abbia ancora provveduto ad interdire ai mezzi pesanti l’utilizzo dell’arteria (quando la superstrada Ferentino-Sora offre un’ottima alternativa).
I mezzi pesanti, infatti, oltre ad essere un’ovvia fonte di pericolo, sono causa di costante usura del fondo stradale, specialmente in corrispondenza delle rotatorie, nonché di danneggiamento delle rotatorie stesse, specie quando queste non sono particolarmente ampie.

Essenziale ci appare altresì la costruzione di una rotatoria all’uscita autostradale di FROSINONE. Il rimpallo fra Regione Lazio e Comune di Frosinone ci sconcerta alquanto. Ci sembra di ricordare che abbiamo diversi autorevoli rappresentanti ciociari sia nel consiglio che nella giunta regionale e ci piacerebbe vedere più impegno da parte loro perché venga realizzata tale rotatoria, che non riguarda solo gli automobilisti di Frosinone città, ma delle intere province di Latina e Frosinone.

Con la promulgazione dell'”omicidio stradale”, il 2016 è stato, per le vittime della strada ed i loro familiari, un anno molto importante, oseremmo dire storico.
Uno strumento nuovo per perseguire la criminalità stradale è ora nelle mani delle forze di polizia e della magistratura.
Ci sono punti da rivedere di questa legge.
Dobbiamo metterci tutti insieme per migliorarla il più possibile.
Il suo impianto complessivo è, a nostro avviso, valido, e saremo vigili su ogni tentativo di smontare il complesso della legge facendo leva su alcuni suoi aspetti meno positivi ma assolutamente migliorabili.

Stampato in proprio – via Tiburtina n.80, Frosinone

Le domande da porsi sulla tragedia di Vasto / di Stefano GUARNIERI (Associazione LORENZO GUARNIERI) / 03.02.2017

Le domande da porsi sulla tragedia di Vasto / di Stefano GUARNIERI / 03.02.2017

Su questa tragedia di Vasto a mio parere molti continuano a porsi la domanda sbagliata: “di chi è la colpa?”.

Gli operatori dello Stato, incluso quelli della giustizia, continuano ad avere atteggiamenti difensivi che non portano a niente: “abbiamo fatto quello che dovevamo fare, in linea con la legge”.

Tanti si sentono in dovere di giudicare il comportamento di una vittima indiretta come Fabio, marito di Roberta, dal divano di casa nel caldo di un accogliente focolare domestico.
Premesso che la vendetta è un comportamento da censurare perché genera tragedia su tragedia e non risolve niente, anzi peggiora sia l’utilità del singolo che quella della società, non ho sentito fino ad adesso una domanda giusta del tipo: “che cosa possiamo imparare da questo episodio e che cosa possiamo fare di diverso?”.

Per prima cosa, senza dubbio, dobbiamo lavorare sulla prevenzione cercando in ogni modo di evitare che la violenza stradale uccida. Non mi soffermo su questo, ma una domanda che gli investigatori dovrebbero sempre farsi è: “che cosa possiamo imparare da questo scontro?”.

Ma ancora prima di questo gli operatori dovrebbero chiedersi: “come stanno i familiari della vittima, a loro volta vittime” e “cosa possiamo fare per aiutarli”.

Invece purtroppo le vittime vengono spesso (non sempre – ci sono anche dei casi virtuosi) emarginate dalle amministrazioni dello stato e della giustizia e trovano conforto solo nella loro stessa comunità, che non sempre è in grado di aiutare correttamente. Fabio ha dovuto affrontare, come tanti, un percorso che non ha scelto, al quale non era preparato, pieno di ostacoli e di mancata trasparenza. Biologicamente le vittime durante il lutto diventano deboli nel momento in cui devono affrontare probabilmente i problemi più difficili di sempre. E allora il rischio che possano diventare a loro volta omicidi o suicidi c’è. In maniera maggiore interviene la quasi certezza di incorrere in malattie psichiatriche che condizioneranno poi tutta una vita. Aiutarli con un supporto psicologico mi sembrerebbe il minimo.
Sarebbe poi cruciale che tutti gli operatori fossero consapevoli di questo, facendo il massimo possibile per portare le “vittime al centro”. Incluso i giudici e il sistema giustizia.
La centralità della vittima nel processo è un concetto adesso entrato anche nel nostro codice di procedura penale, ma ancora distante nella pratica di tutti i giorni. E invece sarebbe importante, perché sapere quello che accade nelle stanze dei tribunali, quali sono i tempi delle indagini, quali saranno i prossimi passi, dovrebbe essere una cosa semplice da sapere e dovuta alla vittima.
In Inghilterra le vittime hanno diritto di scrivere un “victim personal statement” da leggere in tribunale, per esprimere il punto di vista della vittima e Il “crown prosecutor” (il nostro procuratore) ha il dovere di parlare con la vittima (o nel caso di morte con un delegato dai parenti) e non può rifiutare il colloquio (come spesso avviene in Italia), anzi deve facilitarlo.
La totale assenza poi di giustizia riparativa – chi ha procurato il danno deve porre rimedio alle conseguenze lesive della sua condotta – non aiuta.
Non so se è questo il caso, ma vedere di nuovo guidare chi ha ucciso un tuo caro violando il codice della strada, è una delle cose che fa più male a detta di tante vittime.
Rendersi conto che non sono disgrazie, ma omicidi con diversa gravità, fornire assistenza appropriata e riportare in tutti i luoghi, compresi i tribunali, le vittime al centro aiuterebbe a salvare vite e a rendere quelle rimaste meno miserabili.
Comunque per chiudere con una nota positiva, per una vittima come Fabio che ha sbagliato, provocando ancora dolore e danno e creando a sua insaputa tanto rumore mediatico, ci sono tante vittime come Erina, Elisabetta, Massimiliano, Valentina, Francesco, Franco, Giovanni, Andrea, Stefania, Maria Luisa, Croce, Luca, Mauro, Marco, Maurizio, Marina, Tiziana e chissà quante/i altre/altri di cui mi sono dimenticato che aprono pozzi in Africa per dare acqua ai bimbi, lavorano con i carcerati per il loro reinserimento, fanno educazione alla legalità nelle scuole e nello sport, aiutano paraplegici a fare sport, aprono palestre per i giovani nelle favelas e dedicano energie e tempo della loro vita ad aiutare gli altri.
Senza pensare alla vendetta, ma anche sempre attenti a chiedere giustizia per i loro cari, come è giusto che sia!

FONTE: https://goo.gl/czDvEY